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Gewalt
im Namen der Ehre/
Zwangsverheiratung
Spende/Sponsoring FinanzierungAuszeichnungen

 

Zuwendungsgeber:

Baden-Württemberg

Berliner Senatsverwaltung für Bildung, Wissenschaft und Forschung

European Union
Mit Unterstützung
der Europäischen Union

Berliner Senatsverwaltung für Bildung, Wissenschaft und Forschung

 

papatya - anonyme Kriseneinrichtung für Mädchen und junge Frauen mit Migrantionshintergrund
Mädchen mit Mütze Mädchen mit Kopftuch lachendes Mädchen Mädchen mit Kaffetasse lachendes Mädchen Mädchen mit Schleier

CENTRO PAPATYA
PAPATYA, Berlino: centro anonimo d’emergenza per bambine e giovani donne con un background d’immigrazione

Il centro anonimo d’emergenza e di prima accoglienza “Papatya” nato a Berlino nel 1986 offre protezione e soccorso a bambine e giovani donne (dai 13 ai 21 anni) fuggite di casa in seguito a conflitti familiari, garantendo la presa in carico immediata e un servizio d’assistenza 24 ore su 24 presso una struttura a indirizzo segreto; a prendersi cura delle ragazze è un’équipe di operatrici sociali turche, curde e tedesche, coadiuvate da una psicologa.

Le ragazze possono rimanere presso il centro per un periodo di transizione che arriva ai due mesi, o più a lungo in casi individuali. Le ragazze possono rimanere presso ilcentro per un periodo di transizione che arriva ai due mesi, o più a lungo in casi particolari.

Papatya è in grado di ospitare fino a 8 persone per volta, e ogni anno ne arrivano una sessantina (1700 circa in totale), provenienti da tutta la Germania. Papatya è un’ong piccola, i cui finanziamenti vengono soprattutto dal Comune di Berlino; opera in stretta collaborazione con lo Jugendnotdienst Berlin, il servizio d’emergenza generalista 24/7 per i/le giovani gestito dalla pubblica amministrazione berlinese, che funge da sportello pubblico per Papatya e ha il medesimo status giuridico di agenzia per la gioventù.

Lo staff prende le difese della ragazza, ma incoraggia anche i contatti con la famiglia; si focalizza sui desideri delle ragazze, ma prende in considerazione le loro ambivalenze nei confronti della famiglia. Cerca di valorizzare al meglio le risorse delle persone accolte e offre assistenza completa per i problemi sanitari, legali, economici ed educativi, allo scopo di costruire un punto di partenza per un futuro migliore per le ragazze. Oltre alla sicurezza, finalità importante del servizio è la costruzione di un percorso di empowerment: tutte sono sollecitate a ricercare un progetto individuale per la propria vita, e riflettere sul proprio passato e futuro. Papatya è un luogo esclusivamente femminile, con rigide regole di protezione; è un luogo adatto per attenuare i timori dei genitori e favorire la possibilità di colloqui familiari. Durante il soggiorno presso Papatya viene fatta una valutazione del rischio che la famiglia può rappresentare per la persona che si è rivolta al Centro, e per lil sostegno a lungo termine delle ragazze ci si avvale di una consulenza specialistica.

Oltre alla casa protetta, da circa dieci anni Papatya offre, col centro di counselling virtuale SIBEL, una consulenza terapeutica via e-mail in lingua turca e tedesca. L’esperienza dimostra che internet permette un approccio anonimo, “di bassa soglia” in ambito sociosanitario (specie nel settore delle alcool-/tossicodipendenze), approccio “morbido”, non troppo strutturato all’interno del sistema, senza obblighi di colloqui periodici cui presenziare, terapie da seguire etc.; un contatto che lascia alla persona la piena libertà di decidere se proseguire il percorso oppure no, e come, che agevola l’ingresso nel sistema di protezione, specie per le ragazze che sono segregate dalle famiglie.

Papatya è stata co-fondatrice del Gruppo di lavoro berlinese sul matrimonio forzato (Berliner Arbeitskreis gegen Zwangsverheiratung / Berlin Workgroup against Forced Marriage) nel 2001 ha partecipato a un progetto Daphne - (Protezione dall’autorità familiare delle bambine e delle giovani donne provenienti da gruppi di cultura islamica o da gruppi etnici minoritari) e dal 1997 opera in progetti europei contro la violenza d’“onore” insieme a partner di molti paesi; di recente ha avviato un progetto contro ’la deportazione’ delle ragazze ricondotte nei Paesi d’origine, pratica sovente legata al matrimonio forzato.

Chi può rivolgersi a PAPATYA?

Le ragazze che:

  • subiscono violenza d’“onore”;
  • sono costrette a sposarsi;
  • temono d’essere rimandate al paese d’origine dai genitori;
  • subiscono abusi e/o violenza sessuale;
  • sono incinte;
  • hanno bisogno d’un rifugio sicuro.