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papatya - anonyme Kriseneinrichtung für Mädchen und junge Frauen mit Migrantionshintergrund
Mädchen mit Mütze Mädchen mit Kopftuch lachendes Mädchen Mädchen mit Kaffetasse lachendes Mädchen Mädchen mit Schleier

Pubblicazioni

ONORE E DESTINO Convegno conclusivo del progetto “Contrasto ai matrimoni forzati in Provincia di Bologna: agire sul locale con prospettiva internazionale” Bologna, 28 febbraio 2014

Abstract dell'intervento
Relatrice: Corinna Ter-Nedden

Da circa 15 anni la situazione delle donne migranti è al centro dell’attenzione del dibattito tedesco sull’integrazione. Spesso i casi di violenza d’“onore”, matrimonio forzato e abbandono vengono considerati indicatori evidenti di una mancata integrazione oppure considerati in modo banale come episodi isolati e marginali che possono verificarsi in qualunque contesto in caso di famiglie problematiche.

Che il matrimonio forzato non fosse un problema marginale era ancora da dimostrare. Sulla base di alcuni studi preliminari condotti a Berlino, il Ministero federale per le donne,gli anziani, la famiglia e la gioventù ha commissionato un’indagine che ha coinvolto i consultori di tutto il Paese: sono emersi circa 3400 casi nell’anno 2008, molti di più di quanto le autorità non si aspettassero; noi di Papatya siamo certe che il fenomeno sia ancora largamente sommerso.

Nel 2011 la Germania ha introdotto modifiche legislative in materia di matrimonio forzato,trasformandolo in reato penale. I diritti delle bambine e delle ragazze nate in Germania sono stati rafforzati, mentre indebolita è risultata la posizione delle donne immigrate col matrimonio.

Nei dibattiti sul matrimonio forzato si fa distinzione tra matrimonio forzato e combinato. APapatya ci stiamo orientando verso una prospettiva sempre più critica: il matrimonio combinato è accettabile unicamente se i partner hanno la possibilità di conoscersi prima e non semplicemente incontrarsi una volta sola alla presenza dell’intera famiglia, se possono rifiutarsi di contrarre matrimonio e se è garantita la possibilità del divorzio; il matrimonio combinato non è mai accettabile per le persone minorenni.

Oggi il tema principale in Germania è il matrimonio forzato, ma ci sono stati cambiamenti significativi anche nei confronti della violenza d’“onore”, e in particolare del delitto d’“onore”. Nel 2004 la Corte suprema ha emanato una sentenza che fissa dei limiti al relativismo culturale, affermando che la differenza di standard morali motivata da una diversa origine etnica non può considerarsi circostanza attenuante. Di recente è stata realizzata una ricerca sui delitti d’“onore” che ha consentito di approfondire l’analisi di diversi casi.

Noi di Papatya abbiamo imparato molto dai nostri errori. All’inizio, nel 1986, pensavamo che la mediazione dei conflitti familiari fosse uno strumento positivo per risolvere le controversie, ma ben presto abbiamo realizzato che, sotto la pressione della situazione, I genitori facevano promesse che non volevano o non potevano mantenere.

Oggi continuiamo a incoraggiare i contatti tra le ragazze e le loro famiglie, ma senza farci illusioni. Lo facciamo perché siamo tenute per legge a farlo in caso di minorenni, ma anche perché c’è una sorta di ambivalenza e la maggior parte delle ragazze spera, con la propria fuga, di riuscire a far cambiare idea alla famiglia. Dal modello della ‘mediazione’ siamo approdate a un modello di confronto, insieme allo staff che prende le parti delle ragazze.

 

IL MATRIMONIO FORZATO PUNITO PER LEGGE: EFFETTI DELLE MODIFICHE LEGISLATIVE IN GERMANIA
Dopo un anno di dibattito, con disegni di legge contrastanti presentati da diversi Länder [gli Stati della Confederazione tedesca], a marzo 2011 il matrimonio forzato è infine divenuto fattispecie penale specifica (§ 237 StGB). Il matrimonio forzato era già prima illegale, nella forma di coercizione aggravata, ma la nuova legge ne chiarisce meglio la natura di reato a sé. Il governo intendeva da un lato porre l’accento sulla sua gravità, dall’altro sottolineare le sue specificità.

Papatya e altre ong attive sul campo ritengono che le modifiche al codice penale non erano la prima priorità per le potenziali vittime. Abbiamo dichiarato che le modifiche legislative sono assai meno importanti rispetto alla creazione di centri antiviolenza e all’attivazione di misure efficaci di protezione e di tutela delle vittime. Emendare una legge è meno costoso – comunque meno che finanziare case protette efficienti…

Oggi il matrimonio forzato è punito con la reclusione dai 6 mesi a 5 anni; è reato penale anche il tentativo di condurre una persona in un altro paese a scopo di matrimonio forzato (il c.d matrimonio durante le vacanze) che altrimenti rimarrebbe impunito all’estero.

Ma la penalizzazione del matrimonio forzato non è che una parte delle modifiche:

  • il termine del ricorso per la dichiarazione di nullità d’un matrimonio forzato è stato prolungato da 1 a 3 anni;
  • le vittime di matrimonio forzato che siano state condotte in un altro paese non perdono più, come prima, il permesso di soggiorno dopo 6 mesi trascorsi all’estero;
  • le vittime hanno 10 anni di tempo per presentare ricorso legale, e possono chiedere aiuto alle autorità tedesche;
  • se le vittime hanno vissuto in Germania per 8 anni e vi hanno frequentato la scuola per
    6 anni, hanno diritto illimitato di rientro nel Paese.

La nuova legge è più favorevole per le giovani cresciute in Germania, ma aggrava la situazione delle donne che in Germania sono giunte attraverso il matrimonio: allo scopo di impedire i matrimoni di convenienza, le persone straniere che avevano sposato cittadine/i tedesche/i, e poi hanno divorziato, ora devono dimostrare di essere state sposate almeno per 3 anni (non più 2 come prima) per poter ottenere il permesso di soggiorno indipendente.

Il provvedimento ha suscitato la forte opposizione delle ONG femminili e dei centri antiviolenza. Le donne che vivono in situazioni di violenza intrafamigliare possono richiedere ordini di allontanamento (i c.d. “go-orders”) che impongono al sospetto colpevole di violenza domestica di lasciare l’abitazione coniugale (è quanto previsto, ad es., dai Domestic Violence Protection Orders recentemente introdotti nella legislazione britannica; v. Pat Strickland, “Domestic violence - Commons Library Standard Note”, del 2013), oppure cercare protezione nei centri antiviolenza; tuttavia, se sono in possesso del permesso di soggiorno per ricongiungimento famigliare e sono regolarmente sposate, in caso di allontanamento o di divorzio rischiano di perdere il proprio diritto di soggiorno in Germania.

Spesso i mariti e le loro famiglie danno alle donne informazioni distorte e fuorvianti, oppure mettono in atto intimidazioni per ridurle all’obbedienza e al silenzio. Per I casi di maltrattamento e violenza intrafamigliare in Germania ci sono dispositivi di legge differenti tra le varie regioni e questo non aiuta; inoltre molte donne esitano a cercare aiuto per timore d’essere deportate.

L’adozione della legge contro il matrimonio forzato è dunque un “passo in due direzioni”: da un lato penalizza il matrimonio forzato e migliora la situazione delle bambine e delle donne cresciute in Germania e/o rapite e condotte all’estero; dall’altro aggrava la situazione delle donne immigrate, giunte in Germania per sposarsi, le cosiddette “spose d’importazione” che vivono spesso in matrimoni combinati o forzati.

L’ESPERIENZA DI PAPATYA, IN RELAZIONE ALLA LEGGE SUL MATRIMONIO FORZATO
I politici hanno dedicato all’elaborazione del testo di legge molto tempo e molte energie intellettuali, eppure le ong femminili come noi dubitavano della capacità e della volontà delle vittime di trascinare in tribunale le proprie famiglie, in processi che oltretutto mettono a rischio il loro anonimato, poiché la difesa ha accesso a tutti i documenti e il pericolo di fughe di notizie è molto reale. Come previsto, finora non c’è stato quasi nessun caso che abbia raggiunto il processo.

Per la prima volta in tribunale abbiamo sostenuto una giovane che accusava di maltrattamenti il padre e soprattutto il marito. Probabilmente è la prima donna a denunciare in Germania. È emerso molto chiaramente che il processo le causa gravi stress e rappresenta un ostacola il suo sforzo di ricostruirsi una nuova vita in un’altra città, in un’altra regione della Germania. D’altra parte questa donna vuole assolutamente essere d’esempio e ottenere giustizia. Eppure, anche involontariamente, ha degli atteggiamenti ambivalenti, infatti è lei stessa a proteggere il padre poiché al momento di raccontare la violenza fisica ch’egli le ha usato per farle accettare il matrimonio rimane in silenzio e si rifiuta di fornire prove. Non vuole che il padre finisca in carcere, pur riconoscendo la sua violenza e i suoi maltrattamenti. Il suo avvocato ha richiesto e ottenuto di sottoporla a una perizia psicologica per accertarne la credibilità; sii attende l’esito.

Riteniamo che anche in futuro l’efficacia diretta dell’azione penale per questo reato sarà piuttosto limitata. Ciò che abbiamo constatato, e che ci induce ad approvare comunque la nuova legge, è il suo effetto sulle autorità, specie sui servizi sociali, ma anche sui consolati tedeschi all’estero: ora, che sono costretti a confrontarsi col problema del matrimonio forzato, sono assai più disposti a collaborare. Il fatto che il matrimonio forzato sia stato sanzionato non solo come violazione dei diritti umani, ma anche come reato del codice penale tedesco, ha incoraggiato le vittime a cercare informazioni, accoglienza e protezione.

Di recente abbiamo trattato il caso di una giovane donna condotta in Pakistan anni orsono e che ora si trova davanti alla prospettiva del matrimonio forzato in quel Paese. Nonostante sia sprovvista di passaporto tedesco, le autorità, sia all’estero che in Germania, stanno cooperando con noi con successo per tentare di riportarla in Germania, cosa ch’ella desidera disperatamente. Il “diritto al rientro” le spiana la strada.

La nuova legge, inoltre, può aiutare le ragazze e scoraggiare in qualche caso i genitori e I parenti della famiglia allargata dall’esercitare forti pressioni, soprattutto se provenienti dal Paese di origine: ora essi possono ribattere che non intendono commettere un reato, e che temono sanzioni pesanti se costringono la figlia a contrarre un matrimonio indesiderato. Nelle consulenze on-line vediamo un effetto progressivo di rafforzamento personale sulle ragazze che si ribellano alla volontà della famiglia.

A volte ci vuole tempo, ma i mutamenti in ambito legislativo influenzano anche il sentire comune riguardo a certe comportamenti e credenze considerati “normali”. In Germania c’è voluto molto tempo prima che lo stupro coniugale venisse considerato un reato e non un “diritto del marito” : analogo processo avrà luogo probabilmente anche per il matrimonio forzato.

Ma ciò che più conta per noi è che l’applicazione della legge sia accompagnata da un sostegno diretto alle donne: alcuni Länder tedeschi hanno creato consultori specialistici e case protette, servizi essenziali, se un numero crescente di giovani donne sarà incoraggiato a lottare contro il matrimonio forzato.